La malinconia della domenica mattina.

Pensavo una cosa.

Perché ci manca una cosa solo quando non possiamo più averla?

Perché iniziamo a soffrire solo nel momento in cui abbiamo perso per sempre una possibilità, o una persona? Un po’ come se il bivio preso qualche giorno, mese o anno prima si conficcasse nei nostri ricordi, nei nostri pensieri, e ci scavasse un buco dentro. Piccolo.

Ma nel quale finisce tutto.

Il cuore accelera, sentiamo caldo, ci guardiamo intorno, e improvvisamente la vita è pesantissima. Come una malinconia che ti avvolge.

Come la nostalgia di una vita non vissuta.

Perché.

No, non sono sparito.

No, non è nemmeno finita la campagna pubblicitaria che molti pensano ancora io sia.

Sono solo stato travolto dalla mia vita. Prometto che domani cerco di scrivere qualcosa che non siano 3 righe messe in croce.

Grazie per ciò che scrivete in mail, siete come vento tra i capelli.

Non è che poi abbia troppa voglia di scrivere

Non è che poi abbia troppa voglia  di scrivere, ma il WE appena passato mi ha dato modo di pensare tanto.
Ho avuto tempo libero e animo sereno, non ho acceso il computer, ho letto tanto e non ho incontrato nessuno in metropolitana per cui perdere la testa. È stato un buon weekend.

Ho letto tutte le vostre mail, anche quelle (poche) alle quali non ho risposto. Ho sorriso, tanto. Anche leggendo quelle (pochissime) piene di insulti. Leggere i messaggi spensierati e lievi di persone sconosciute, ma con un animo affine al tuo, ti riempie i giorni di speranza. Sapere di aver fatto sorridere per un attimo così tanti impiegati, studenti, mamme, bambini, famiglie e sognatori è un’avventura che auguro a tutti, e vale da sola il prezzo di una vita.

Alcuni di voi (tanti) mi hanno chiesto se sono un “fake”, un’agenzia di comunicazione, una campagna teasing o qualcosa del genere.
No, nulla di tutto questo. E poi cosa dovrei vendervi, l’amore? Al massimo sono uno un po’ fesso, ma fessi con la testa tra le nuvole ce ne sono e ce ne saranno sempre vivaddio. Sono quelli che si dimenticano di ciò che hanno vergogna a fare, che ti sorridono in metropolitana, che ti fermano perché persi nelle piccole onde dei tuoi capelli. Quelli che a volte si siedono accanto a te e te ne accorgi, ma li ignori. Troppi dubbi, troppe storie, troppi “chissà chi è”, “non funzionerebbe mai”, “magari è un pazzo”, “magari ha il culo basso”.

Scuse.

Tante scuse che ci diamo, che restiamo lì a costruire, immaginare. Quel giorno in metropolitana anche io mi sono dato scuse. Ho perso troppo tempo a immaginare, e invece di dirle “Ciao, come ti chiami?”, oppure “visto che effetto faccio alle donne???”, l’ho solo pensato. La vita è quella cosa che succede mentre stai fermo a immaginarla. A me ha fatto malissimo, avevo una ferita aperta tra i pensieri, una nota di mancata appartenenza, una strada non presa che continuava a ossessionarmi e che mi ha fatto fare qualcosa di inaspettato. Perché quel sentiero sembrava bello, perché “magari ne vale la pena”, magari “funzionerebbe”, magari “è pazza… come me”.

Lo so, lo so, volete sapere se l’ho trovata.

Mmm… forse non ve lo dico. Scrivo e cancello, ma più ci penso più credo che la cosa migliore sia lasciarvi un po’ sognare, lasciarvi leggeri, liberi di immaginare a modo vostro, di riempire la mia storia con i vostri sogni.

Io ve la regalo per un po’, diciamo fino al prossimo post.

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